martedì 19 luglio 2022

Missionario cappuccino

 

Una vocazione nella vocazione

 

 

San Francesco d’Assisi capì, fin dagli inizi del nostro Ordine, che alcuni frati sarebbero stati toccati da Dio con il desiderio di partire per le missioni. La nostra Regola di Vita dice: "Se alcuni fratelli per divina ispirazione vogliono andare tra i saraceni e altri infedeli, chiedano il permesso ai propri ministri provinciali".

 La vocazione missionaria è, dunque, una chiamata nella chiamata. Non sono tutti i frati a sentirla, ma alcuni che, oltre ad essere cappuccini, sono chiamati a donare la propria vita, energie e doni ad altri popoli, abbracciando nuove culture, imparando lingue diverse e collaborando con il nostro carisma nell’espansione del Regno di Dio, là dove c'è più bisogno. E Dio può suscitare questa  “divina ispirazione”  a qualsiasi frate, anche a qualcuno di una piccola circoscrizione o di una missione.

 Per Francesco d’Assisi questa vocazione, se autentica, deve realizzarsi. Il ministro deve verificare se questo fratello è idoneo alla missione, cioè se è veramente adatto per essere missionario. E se anche nella sua circoscrizione ci sono pochi frati e sarebbe molto utile in qualche servizio, il superiore deve mandarlo con fiducia, perché è stato Dio a sceglierlo, e Dio conosce le necessità di ogni provincia o custodia.

È molto importante verificare la reale idoneità ad essere missionario cappuccino, cioè un frate che vive il nostro carisma, ama la vita fraterna e sa lavorare in équipe; a cui piace vivere la minorità con sobrietà e semplicità, sa essere distaccato dalle cose; che sia orante e contemplativo e comprenda la necessità della meditazione nella nostra vita; ed abbia grande generosità nell’apostolato. Le prime Costituzioni cappuccine dicevano: “I ministri non si dolgano per la partenza dei buoni”.

Quindi, fratello mio, se quando si parla di missione il tuo cuore batte più forte, se sei interessato a conoscere di più su altre culture, se senti che puoi imparare una nuova lingua e che non sarebbe difficile adattarti in un altro paese, potrebbe essere che Dio ti stia chiamando alla missione. Pregare e riflettere, approfondire la conoscenza sulle missioni, fare qualche piccola esperienza missionaria: questo ti aiuterà.

             Sono tante le esigenze missionarie nel nostro Ordine dei Cappuccini: nuove richieste missionarie, presenze fragili nelle giovani Chiese, presenze tra i musulmani che necessitano di essere rafforzate, Fraternità internazionali “San Lorenzo da Brindisi”... Non sarà che Dio ti chiama a lasciare la tua terra e partire? 

Contattaci. Visita il nostro blog: Evangelizatio et missio – OFMCap. Possiamo aiutare nel discernimento, offrire del materiale e indirizzarvi verso qualche esperienza temporanea. Pace e bene!

martedì 28 giugno 2022

I Cappuccini nell'Amazzonia

 

Fraternità San Lorenzo da Brindisi - in Amazzonia

 

            Il 2 febbraio 2022 sono state inaugurate le fraternità internazionali di San Lorenzo nella triplice frontiera tra Brasile-Colombia-Perù, frutto di un accordo tra le tre Circoscrizioni che si trovano in questo territorio e anche della collaborazione di altre Circoscrizioni, che hanno messo a disposizione i loro fratelli.

Una delle fraternità si trova a Leticia – Colombia, ed è composta da 5 fratelli (fr. Felix dalla Colombia; fr. Lázaro dal Ceará - Brasile; fr. Adán dal México Norte; fr. David dal Perù; e fr. Kellycio dal Mato Grosso - Brasile).

L’altra fraternità si trova a Benjamin Constant – Brasile, ed è composta anch’essa da 5 fratelli (fr. Aceme, fr. Celso e fr. Marcos Venicius - Amazonas - Brasile; fr. Hector dal Perù; fr. Manuel dalla Colombia). Le due fraternità distano circa 20 minuti di barca l’una dall’altra.

Come fraternità di San Lorenzo sono chiamate a vivere innanzitutto i valori carismatici cappuccini indicati nelle Costituzioni.

*Prima di tutto, c'è la fraternità, che è il nostro primo apostolato. Anche se provengono da Paesi e culture molto diversi, devono sviluppare tra loro quella stima e quel servizio reciproci che Francesco voleva per tutti i suoi seguaci. La condivisione gioiosa della vita quotidiana e la stima reciproca devono essere visibili in loro.

*Dovrebbero anche essere caratterizzati dalla minorità tra di loro e nel loro lavoro pastorale. Assumendo volontariamente compiti semplici, rendendosi "sottomessi a ogni umana creatura ", devono dimostrare che sono lì per servire e non per essere serviti.

*Anche la loro vita di preghiera deve essere intensa: ordinariamente pregano tutta la liturgia delle ore in fraternità, fanno dell'Eucaristia fraterna il momento culminante di ogni giornata e dedicano almeno un'ora del giorno alla meditazione o all'orazione mentale, dando così a Dio la priorità che dà senso a tutto il resto. 

È a partire da queste caratteristiche “cappuccine” che loro vogliono essere missionari in Amazzonia; svolgono un’intensa attività pastorale, ma senza lasciare da parte il nostro modo di essere: fraterno, minoritico e contemplativo. In questo modo servono le comunità, nelle parrocchie e altrove. Come fratelli del popolo, realizzano esperienze missionarie fraterne nelle comunità indigene e fluviali, portando la gioia del Vangelo ovunque la vita li chiama.

Sono desiderosi di servire le persone più semplici e sono aperti ad apprendere i loro costumi, le loro lingue e la loro cultura. Stanno scoprendo che il missionario è il primo ad essere evangelizzato, perché i semi della Parola sono già ovunque.   

Queste due fraternità vogliono offrire anche a tutti i frati delle Americhe, soprattutto ai post-novizi, la possibilità di una bella esperienza missionaria, con una formazione teorica e anche esperienze pratiche. Questo aiuterà a risvegliare ancora di più in tutti noi il gusto della missione basata sul nostro carisma cappuccino.

            "La mia cara Amazzonia" vi chiama... rispondete "Eccomi qui". Fratello mio: diffondi, sostieni e approfitta di questa esperienza…

sabato 23 aprile 2022

Presenza Cappuccina in Albania

 

La fraternità di Tarabosh/Scutari si racconta!

Siamo una piccola delegazione della Provincia di Puglia. In questa terra di Albania siamo presenti fin dalla caduta del regime comunista. In questi anni la missione ha vissuto tante sfide eroiche, tra alti e bassi, che l’hanno portata ad essere quello che è oggi. I frati presenti provengono dall’Italia, dall’Albania e dalla Germania: tre presenze in due diocesi, in montagna a Fushë Arrëz (fra Andreas Waltermann, fra Christian Albert), nei villaggi della Zadrima a Nënshat (fra Bonaventura Mossuto, fra Reoland Marku, Fra Giuseppe Lanzellotti) e nella periferia della città di Scutari ai piedi del monte Tarabosh e vicino al lago Buna (fra Matteo Di Seclì, fra Dario Ardillo, fra Gjon Shtjefni).

Oggi, vi vogliamo raccontare la fraternità di Tarabosh (Scutari) che da quasi due anni si impegna a vivere in semplicità i valori più autentici del nostro essere Frati Minori Cappuccini. Una casa missionaria incarnata in un popolo con la sua storia e cultura e la convivenza con altre religioni.

Seguendo le indicazioni dell’ordine sparso per il mondo, anche noi abbiamo scelto di fondare la nostra vita su solide basi: La vita fraterna, il valore della minorità, la vita di preghiera, il valore dell’apostolato e il servizio dell’accoglienza.


 
La vita fraterna:

è per noi l’essenza della nostra vita, infatti ci chiamiamo “Fratelli”. Essere e vivere da fratelli è il nostro modo di evangelizzare, di essere chiesa non autoreferenziale ma che sa condividere e mettere insieme le proprie risorse. Per far ciò, ci impegniamo a creare un ambiente di fiducia e familiare, vivendo insieme i pasti, la preghiera, il capitolo locale, la formazione permanente e la ricreazione. Come fraternità, stiamo seguendo il percorso formativo dei “10 comandamenti”. Anche l’apostolato è quasi sempre condiviso con un’altro fratello così come “vuole” san Francesco. Chi ci incontra comprende di incontrare una fraternità e non il singolo. 



Il valore della minorità:

come frati minori cerchiamo di vivere la minorità in tutti i suoi aspetti. La nostra casa, seppur bella, si trova nella periferia della città di Scutari, nel quartiere “Liria” abitato per lo più dai Rom di etnia egiziana. Siamo a pochi chilometri dal Montenegro. Infatti, serviamo pastoralmente i villaggi di confine. Non abbiamo dipendenti in casa e lavoriamo con le nostre mani. Indossiamo sempre il saio, sia dentro che fuori casa, come segno della nostra consacrazione ed espressione di appartenenza all’ordine e sobrità nel vestire.



 Il valore della vita di preghiera:

ha la priorità sulla nostra vita, non anteponendola ad altro. Un aspetto della vita fraterna è la preghiera fatta insieme con il Signore, godendo della sua presenza e nutrendoci della sua Parola. Questo è il tempo più importante da dove nasce tutto il resto. La liturgia delle ore viene celebrata regolarmente e interamente (ufficio delle letture, lodi, ora media, vespri e compieta). L’Eucarestia è celebrata in fraternità quattro giorni alla settimana e tre volte nelle parrocchie, oppure dalle suore alle quali prestiamo servizio. La preghiera mentale, di meditazione o contemplazione, è presente 45 minuti la mattina e 30 minuti la sera. Questa preghiera, che noi chiamiamo “del Cuore”, è quella più ricca di “volti” ma soprattutto di Colui che ci ha chiamati, “Tu solo con Dio solo!”   

 


Il valore dell’apostolato e il servizio dell’accoglienza:

l'apostolato è parte integrante e necessaria della nostra vita cappuccina. Siamo chiamati, consacrati e inviati a servire. La nostra vita non ha senso se non è al servizio della Chiesa e soprattutto di chi soffre. Nel contesto in cui viviamo, l’apostolato è in stretta relazione con la minorità. Le nostre parrocchie sono piccole e di periferia, i fedeli cattolici sono la minoranza e sono famiglie “emigrate” dalle montagne. Siamo confessori al Santuario della Madonna del Buon Consiglio; Collaboriamo con il parroco della Cattedrale di Scutari occupandoci di un oratorio dove celebriamo la messa e incontriamo le famiglie, i bambini e i ragazzi per il catechismo. Gestiamo la piccola scuola elementare “Beato Zefferino” per soli bambini Rom del quartiere che, oltre allo studio, ogni giorno consumano il pasto. Collaboriamo con la diocesi per varie attività e commissioni diocesane e aiutiamo i sacerdoti per le messe e confessioni. Da quest’anno abbiamo creato un ponte con i nostri Frati Cappuccini che vivono in Grecia e che lavorano con gli immigrati albanesi. Due volte l’anno andremo da loro per aiutarli in questo servizio. La novità pastorale che con piccoli passi abbiamo iniziato quest’anno è la “Pastorale di strada” a Tirana. Si rivolge ai più poveri della città. Noi frati, insieme ai “nostri” laici, ci rechiamo nelle strade di Tirana ad incontrare coloro che vivono sulla strada perché hanno perso tutto. Il nostro obbiettivo è portare la presenza di Cristo ai più lontani. Andiamo in strada un giorno alla settimana, condividiamo cibo e bevande, li ascoltiamo, offriamo loro un piccolo momento spirituale, pregando insieme (anche se molti di loro sono musulmani). Ci ispiriamo a san Francesco che abbracciò i lebbrosi facendo conoscere loro che erano preziosi per Dio. Mostrare misericordia agli emarginati della società è fondametale per la nostra missione cappuccina. Questo è il nostro modo di vivere il Vangelo condividendolo con gli altri. Ci ispiriamo anche a papa Francesco che ci invita ad essere una Chiesa in uscita, “un ospedale da campo” e, come diceva don Tonino Bello, “Chiesa del Grembiule”. L’accoglienza è un’altra caratteristica molto importante della nostra presenza a Tarabosh. La nostra casa è aperta a tutti coloro che desiderano condividere con noi la nostra vita di preghiera, di fraternità e servizio. Tutto con uno stile semplice e genuino.











Non ci resta che ringraziare il buon Dio per il grande dono della Vocazione ad essere “discepoli missionari”, vivendo il carisma francescano cappuccino nella Sua Chiesa, vigna dove essere Suoi tralci per portare frutto!

Il Signore vi dia Pace

i Frati Minori Cappuccini in Albania





venerdì 28 gennaio 2022

Fraternità Internazionali di San Lorenzo nell'Amazzonia - progetto


 

Fraternità Missionarie Cappuccine

nel cuore dell'Amazzonia


1.      Introduzione.

Dal 2010, e un po' di più negli ultimi sei anni, si è cominciato a parlare di una fraternità interprovinciale in Amazzonia, dove si potesse svolgere un'opera missionaria particolarmente dedicata alle popolazioni indigene. La proposta è stata discussa in più sedi senza arrivare a una concretizzazione.

All'inizio di questo sessennio, il nostro Ministro generale fr. Roberto Genuin ha proposto nella sua lettera programma "Ringraziamo il Signore":

Visti i risultati positivi e la spinta del Capitolo, il Consiglio Generale intende poi verificare la possibilità di avviare anche in America una qualche fraternità interculturale, come il "Progetto Fraternità per l'Europa"; riteniamo infatti che possa essere uno strumento valido per dare linfa nuova anche ad altre Circoscrizioni fuori dai limiti territoriali del vecchio continente. Allora, per superare la designazione geografica e prendendo a riferimento quest’anno giubilare dedicato a San Lorenzo da Brindisi – uomo che sapeva coniugare mirabilmente prolungata preghiera, preparazione culturale e impegno instancabile per impiantare con efficacia e far progredire rigogliosamente l’Ordine – si è pensato di titolare il Progetto non più ormai "Fraternità per l'Europa" ma "Fraternità San Lorenzo da Brindisi”. (# 51)

 


2.      Cosa sono le Fraternità San Lorenzo da Brindisi?

A seguito dell'incontro tenutosi a Fatima nel dicembre 2014, fr. Mauro Jöhri ha definito queste fraternità come segue:

“Vogliamo tentare un nuovo cammino, costituendo fraternità interculturali, che alla luce del vangelo e delle nostre Costituzione vivano la preghiera, la vita fraterna e la missione in modo autentico e coerente. La risorsa dell’interculturalità sarà la testimonianza, che fratelli provenienti da diverse culture, se guardano a Cristo presente tra loro, possono vivere, donarsi e lavorare insieme. Ci sostiene la consapevolezza che il carisma di Francesco d’Assisi, vissuto e testimoniato ha ancora tanto da dire e comunicare agli uomini e alle donne del nostre tempo.”

“Desidero veder sorgere fraternità che vivano una fede schietta e profonda, dove la qualità delle relazioni fraterne diventa testimonianza dell’Amore di Dio, e luogo di accoglienza capace di generare proposte di sequela al Signore Gesù. Vogliamo evangelizzare con la nostra vita quotidiana e lo vogliamo fare in comunione con le Chiese locali e con le realtà ecclesiali là dove il Signore ci donerà di essere presenti.” (Fr. Mauro Jöhri – Fraternidades para Europa – 28/01/2015).

 

3.      Caratteristiche carismatiche delle Fraternità San Lorenzo da Brindisi.

Queste Fraternità devono vivere intensamente la vita fraterna, la minorità, la preghiera e l'apostolato. Indichiamo alcune caratteristiche carismatiche di queste fraternità internazionali:

 


A.     Sul valore della vita fraterna:

I frati devono essere convinti che la vita fraterna è fondamentale nella nostra vita cappuccina ed è anche il nostro primo apostolato. Essere veramente fratelli: amarsi, prenderci cura di noi, servirci, avere famigliarità, gustare lo stare insieme. Per questo si deve generare un ambiente di fiducia, gioia, sensibilità, accoglienza, dialogo e anche perdono. Tutto questo non è altro che vivere il vangelo e se vogliamo evangelizzare dobbiamo prima disporci a sperimentarlo.

 Per questo sarà molto importante una vita fraterna di qualità, creando un buon clima: durante i pasti, i momenti di ricreazione, le feste di compleanno, le passeggiate, le serate o le giornate della fraternità, momenti frequenti in cui si riuniscono tutti e solo i frati della fraternità. 

È molto importante che una volta al mese si celebri il Capitolo locale, come occasione di formazione, preghiera, revisione di vita, condivisione dei sentimenti, programmazione e verifica delle attività, ecc.

Sarà anche molto importante che i frati si prendano del tempo per conoscersi, per ascoltarsi: vita familiare, storia vocazionale, sogni e frustrazioni, attese verso la fraternità. Le relazioni fraterne si consolidano molto quando momenti di dolore e difficoltà sono vissuti insieme come veri fratelli o anche come "madri", soprattutto, ad esempio, nei momenti di malattia, difficoltà famigliari (malattia dei genitori o dei parenti stretti, lutto, crisi... ascoltare, pregare insieme...), momenti di conflitto o di crisi.

Il Guardiano di ciascuna di queste Fraternità sarà una figura fondamentale e dovrà essere un vero stimolatore della fraternità e del rapporto reciproco. Per questo, al momento della nomina, sarà molto importante che il Superiore maggiore faccia un buon discernimento, coinvolgendo anche il Consigliere generale di zona.

 


 

B.     Il valore della minorità.

Francesco si è ispirato al dal mistero dell'Incarnazione per spronare alla minorità. Questa caratteristica deve essere molto presente anche nella nostra vita per non sfigurare il nostro essere francescani. Nella minorità troviamo la sintesi della povertà con l'umiltà ed essa è legata alla sobrietà, semplicità, essenzialità, trasparenza.

Espressioni concrete di minorità che devono essere coltivate in queste Fraternità: assumere con gioia e zelo i semplici servizi della casa, evitando il più possibile di avere dipendenti a fare le cose tipiche dei "minori". Diventa strano quando assumiamo persone per fare le cose più semplici nelle nostre case.

Dovremmo promuovere la semplicità nelle cose che abbiamo e usiamo, la sobrietà nel cibo, che deve essere buono, sufficiente, sano ma allo stesso tempo semplice e ispirato ai cibi che mangiano le popolazioni locali. Normalmente non possiamo mangiare nelle nostre case ciò che non è tipico del luogo, questa sarebbe una mancanza di incarnazione. In qualche giorno festivo si possono "importare" altri cibi.

È importante mantenere un'economia trasparente, attenta ai bisogni autentici dei frati. Gli economi devono sentirsi servitori della fraternità e nient'altro, e tutti devono dare con fiducia tutto ciò che ricevono. La fraternità deve cercare creativamente di essere produttiva. Si potrebbe dire che dovrebbe cercare di mantenersi nelle cose ordinarie, entro quanto è possibile in questa specifica realtà missionaria. Certamente quando c'è un gruppo di studenti, le spese saranno più alte e si potranno utilizzare altri sussidi.

L'amore per il lavoro è senza dubbio una parte importante della nostra spiritualità, il lavoro è una grazia. La cosa normale nella nostra vita è lavorare per procurarci ciò che "mangiamo" e anche per dare in beneficenza. Se siamo sani e capaci, dobbiamo rifiutare l'idea di essere mantenuti. Viviamo del lavoro delle nostre mani e quando ci manca ci rivolgiamo alla mensa del Signore. Non dimentichiamo che siamo un ordine mendicante. E il fatto che anche persone semplici collaborino con noi ci aiuta a prendere coscienza della nostra vocazione.

Anche l'uso del nostro abito religioso, secondo le nostre Costituzioni, è segno di minorità e povertà. Indubbiamente, sebbene l'uso continuativo non sia obbligatorio, è un segno forte della nostra consacrazione e ci aiuta a consolidare la nostra identità. In alcuni momenti di vita fraterna, come nella preghiera o anche nella vita pastorale, potrebbe essere un segno importante del nostro amore per la nostra vocazione, e si rivela come un eccellente promotore di vocazioni. 

 


C.     Il valore della vita di preghiera.

Secondo l'ideale di san Francesco, la preghiera dovrebbe avere la priorità nella nostra vita, nulla dovrebbe anteporsi, ed è questo che vogliamo cercare di vivere in tutte le nostre fraternità. Per buona parte del nostro tempo vogliamo essere in fraternità con il Signore, godendo della sua presenza, nutrendoci della sua Parola, riempiendoci della sua grazia. Questo significa un tempo importante. La preghiera non può entrare nei ritagli di tempo di altre attività, ma le altre attività occupano il tempo rimanente della preghiera (altrimenti non è quella principale). La preghiera non deve essere un peso, un obbligo, ma una grazia, una delizia, per questo non deve essere lasciata per fare altre cose, ma questa priorità va vissuta con gioia.

L'Eucaristia deve essere la fonte e il culmine della vita fraterna. Sia celebrata ordinariamente ogni giorno con la presenza di tutti i frati della fraternità, nella cappella della fraternità o in altro luogo, con o senza la partecipazione di altri fedeli, anche se un frate celebra un'altra Messa anche per motivi pastorali. L'ideale è partecipare alla Messa fraterna, come richiesto dalla Chiesa. Questa Messa fraterna, sacramento di unità, celebrata quotidianamente da tutti i fratelli è il fondamento della nostra fraternità, ed è ciò che ci aiuta ad essere un solo corpo e una sola anima. Questa Messa va vissuta con molta intensità: preparando quanto è necessario perché la partecipazione sia attiva, consapevole e fruttuosa.

La Liturgia delle ore, che distribuisce il dialogo gioioso con il Signore nelle diverse ore della giornata, deve scandire il ritmo della fraternità ed essere motivo di gioia e di impegno. Tutti noi con la professione religiosa ci assumiamo l'impegno di pregarla integralmente, in Fraternità, e quando ciò non è possibile, ciascuno deve farlo, anche da solo. Per quanto possibile, la Fraternità celebri tutte le ore (ufficio delle letture, lodi, ora media, vespri e compieta). Ma, secondo le Costituzioni, lodi e vespri non si possono tralasciare, cioè la fraternità deve trovare il modo di celebrarli ordinariamente in comune, e anche tutti gli altri momenti che è possibile. Qui il criterio è invertito: non il minimo richiesto, ma il massimo possibile.

La preghiera mentale, meditazione o contemplazione. La tradizione cappuccina è sempre stata molto gelosa di questo tempo di silenzio generalmente vissuto in comune, in coro, e completato nelle stanze. Secondo le nostre Costituzioni questo tempo deve essere almeno un'ora al giorno. A volte siamo così agitati che facciamo fatica a viverlo, ma è importante praticarlo con pazienza per crescere in questo valore. Si può fare due volte al giorno, ma l'esperienza ci dice che è meglio farlo insieme in cappella. Non possiamo definirci contemplativi se non facciamo questa esperienza. Pur essendo sopraffatti dal lavoro apostolico, questo tempo è essenziale, per poter lavorare bene.

Oltre a tutto ciò, è anche molto importante che i frati coltivino qualche preghiera devozionale, che secondo l'occasione può essere vissuta in fraternità, ma senza sostituirsi ad altre forme di preghiera (Messa, Liturgia delle ore o meditazione), ma come qualcos'altro in più che si aggiunge.

 


D. Il valore dell’apostolato.

L'apostolato è parte integrante e necessaria della nostra vita cappuccina. Siamo chiamati, consacrati e inviati a servire. La nostra vita non ha senso se non è al servizio della Chiesa e soprattutto di chi soffre. È importante chiarire che l'apostolato non è la nostra priorità, cioè non è ciò che viene prima, ma questo non significa che possiamo vivere senza di esso, sarebbe un assurdo.

Poiché siamo chiamati a vivere la nostra missione di Frati Minori, il nostro apostolato deve essere caratterizzato dal nostro modo di essere. La Chiesa attende da noi Cappuccini una collaborazione specifica, un'evangelizzazione con il nostro carisma, un'opera apostolica che porti la nostra impronta. Non vuole che noi facciamo semplicemente quello che un prete diocesano o ciò che un altro missionario può fare molto bene.

Per questo nell'esercizio della nostra attività apostolica è importante ricordare che siamo fratelli. È a partire dalla fraternità che “serviamo”. Nella fraternità discerniamo, assumiamo attività, lavoriamo e valutiamo. È fondamentale lavorare insieme, tutto ciò che facciamo deve essere un'espressione fraterna. Non siamo una società di vita apostolica, cioè dei "pastoralisti", che convivono solo per semplificare alcune cose, ma che nel lavoro apostolico ognuno fa del suo meglio e ognuno fa le sue cose. (E non è che chi vive questo lo faccia male, anzi, c'è molto merito, ma noi Cappuccini non dovremmo essere così). Siamo e vogliamo essere una fraternità apostolica, cioè uomini trasformati che amano lavorare insieme, in équipe, superando le competizioni, le gelosie e i protagonismi personali.…  

Non siamo solo fratelli, siamo anche minori, cioè preferiamo essere all'ultimo posto, ci piace fare ciò che gli altri non vogliono fare, ci piace andare incontro ai "lebbrosi" perché guariscano noi, e reputiamo dolce, ciò che agli occhi del mondo è amaro, gustiamo andare incontro a chi è lontano da Dio. Non abbiamo bisogno di avere un posto dove dire "Qui comando io".

È molto importante tenere presente chi siamo per realizzare il nostro piano pastorale o il nostro progetto missionario. Entrambe le Fraternità devono scoprire il servizio pastorale specifico che Dio vuole da noi Cappuccini lì, un progetto che non dipende tanto dalle qualità specifiche o dal gusto di un certo fratello che ora è lì, ma qualcosa che può essere appropriato per qualsiasi frate cappuccino che viene e vuole unirsi, e che, se uno se ne va, può ancora continuare. Non si vogliono disprezzare i doni personali di ciascuno, che sono certamente una ricchezza, e possono aiutare molto, ma all'interno di un progetto complessivo.

Un altro aspetto molto importante per il nostro progetto pastorale è quello di accompagnare la Chiesa, di essere attenti alle indicazioni dei vescovi, purché non vogliano allontanarci dal nostro carisma. È missione dei vescovi aiutarci nella fedeltà al carisma approvato dalla Chiesa.

È molto importante che queste Fraternità abbiano una forte attenzione vocazionale, cioè preghino per le vocazioni e siano attente a suscitare la sollecitudine vocazionale nei giovani con i quali avranno contatto e li accompagnino alacremente nel loro discernimento, dando la possibilità di condividere la nostra vita. Al momento opportuno le vocazioni saranno inviate alla Circoscrizione corrispondente.   

 

4.      Dove si troveranno queste Fraternità San Lorenzo in Amazzonia? 

Saranno due fraternità internazionali in prossimità della triplice frontiera tra Brasile, Colombia e Perù, nelle città di Benjamin Constant (Brasile) e Leticia (Colombia), dove abbiamo già fraternità.



























5 -  Quale sarà la specificità?

Oltre a vivere la proposta delle Fraternità Internazionali di San Lorenzo da Brindisi in questo contesto significativo e missionario, dovranno essere un centro di formazione che possa offrire, soprattutto ai postnovizi e anche ad altri frati che lo desiderano, l'opportunità di una formazione teorica e pratica sull'ideale della missione nel nostro Ordine dei Cappuccini. (P. Roberto Genuin, Ministro generale. Prot. n. 000240/20).

 Pertanto, entrambe le Fraternità condivideranno questo stesso ed unico progetto, e dovranno essere una presenza significativa del carisma cappuccino in Amazzonia (fraterna, minore, contemplativa e apostolica) che sarà scuola di vita e missione per i frati che vivono nella loro formazione permanente, e auguro questa opportunità in modo particolare ai frati che stanno completando la loro formazione iniziale.

 


6.      Caratteristiche generali comuni alle due fraternità 

A. Per quanto riguarda la composizione del numero dei fratelli si indica quanto segue:

      Ci devono essere almeno 4 fratelli stabili in ogni fraternità, ancora meglio se fossero 5, in modo che se un fratello deve assentarsi per qualsiasi motivo o andare in vacanza, non smette di essere una fraternità.

      Di questi frati, almeno 2 devono essere della propria Circoscrizione, uno del Perù e gli altri di qualsiasi altra circoscrizione dell'Ordine, con un contratto di collaborazione fraterna, preparato per questa realtà, e firmato tra i Superiori maggiori interessati e con l’approvazione del Ministro generale.

B.    Per quanto riguarda le lingue, sarà molto importante che Benjamin Constant abbia almeno un fratello di lingua spagnola e in Leticia almeno un fratello di lingua portoghese. Questo bilinguismo sembra essere un'esigenza anche per la posizione di entrambe le fraternità:

      Benjamin Constant che è in Brasile, ha dall'altra parte del fiume "Islanda" il Perù e l'immenso fiume Yavari, che è il confine tra i due Paesi con molte comunità (indigene e "riberinhas") dove siamo chiamati ad operare pastoralmente …

      Leticia, che è in Colombia, è dall'altra parte della strada con Tabatinga, che è in Brasile, anche dall'altra parte del fiume c'è Santa Rosa (Perù) con molte comunità molto trascurate. Nella missione di questa fraternità sarebbe molto importante individuare un apostolato che possa superare questi confini.

 


7.      La relazione tra le due fraternità:

Ciascuna delle Fraternità dipende dal Superiore maggiore a cui appartiene il proprio territorio, tuttavia, hanno un programma comune di mutuo aiuto per incoraggiarsi a vicenda nell'esperienza degli aspetti carismatici e condividere il programma di formazione missionaria. Ecco perché prenderanno in considerazione i seguenti aspetti per mantenere una relazione e un progetto comune:

      Devono svolgere almeno un incontro mensile di un'intera giornata, con la partecipazione di tutti i frati: può essere un capitolo formativo, una giornata di ritiro, una condivisione delle attività missionarie e anche commemorazioni di compleanni o altri eventi.

      Gli incontri, come sede, possono essere alternati tra le due Fraternità, a meno che non vi sia una ragione o situazione particolare che richieda diversamente.

      In una riunione di programmazione all'inizio dell'anno, il programma di questi incontri dovrebbe essere fatto per l'intero anno, ma nulla impedisce che si tenga una riunione straordinaria per qualche altra occasione.

      I Guardiani stimolino un rapporto fecondo tra tutti i membri delle due Fraternità e le occasioni di incontro di entrambe siano viste e vissute come una piacevole occasione di esperienza fraterna.

      Si dovrebbero creare mezzi di comunicazione fluidi tra tutti i membri delle due Fraternità, come un gruppo sui social network o altri mezzi.

      Sarà importante per entrambe parlare degli aspetti specifici che si desidera avere, degli orari, e anche delle cose pratiche in modo che per quanto possibile possano essere simili, pensando ai gruppi che faranno la formazione, in modo che non ci siano fratture e, ovviamente, abbiano le stesse motivazioni.

      Ogni Fraternità avrà il proprio progetto di apostolato missionario, ma sarà importante che durante l'anno vengano promosse alcune attività pastorali comuni, che coinvolgano tutti i fratelli di entrambe le Fraternità, come espressione concreta del nostro modo fraterno di servire la Chiesa.

      i frati di una fraternità conoscano relativamente bene il servizio pastorale che si svolge nell'altra, in modo da permettere senza problemi che quelli dell'una possano sostituire nell'altra quando i frati di quella devono essere assenti a causa delle attività della Circoscrizione: ritiro annuale, assemblee …

 


8.      Caratteristiche dei frati per queste fraternità.

È molto importante che i fratelli che andranno a comporre queste fraternità siano fratelli appassionati della vocazione cappuccina: amano vivere e lavorare in fraternità, disponibili al dialogo, alla progettazione e alla valutazione; siano animati e desiderosi di una vita di preghiera come è il nostro ideale; non devono avere difficoltà con i servizi fraterni e con una vita semplice e provare amore per l'apostolato, l'evangelizzazione e la missione; e avere una salute fisica adeguata. Non devono essere fratelli perfetti, ma fratelli che non hanno preclusione a ciò che è tipico di queste fraternità internazionali di San Lorenzo, e vogliono crescere.

È molto importante, inoltre, che i frati che parteciperanno al progetto siano attenti a costruire queste presenze autenticamente cappuccine ma dal volto amazzonico. Certamente il nostro modo di essere cappuccini può arricchirsi di tante nuove espressioni apprese dalle culture millenarie che sono lì. Per questo, specialmente i “nuovi” fratelli che vi abiteranno devono essere preparati a questa esperienza, in particolare quelli che provengono da altre realtà: studiare qualcosa sulla cultura, la chiesa locale, l'inculturazione, il dialogo interreligioso, ecc. In una parola: essere molto disposti ad imparare, piuttosto che insegnare …

 


9.      Compiti del Superiore maggiore della Circoscrizione che è nel suo territorio 

Ogni fraternità sarà animata dal Superiore maggiore della Circoscrizione territoriale, cioè sarà sotto la sua responsabilità, come tutte le altre fraternità della Provincia, ma dovrà tener conto della sua particolarità:

      C'è un progetto comune tra le due Fraternità, che deve custodire, promuovere e rispettare.

      L'importanza di discutere le eventuali decisioni con il Superiore maggiore dell'altra fraternità e anche con il Consigliere Generale di area.

      La visita del Superiore maggiore dovrebbe essere almeno due volte l’anno, e, se possibile, una di queste potrebbe essere fatta insieme al Superiore maggiore dell'altra e visitare entrambe le Fraternità, e inviare una relazione ai Consiglieri generali della zona.

      È molto importante che il Superiore maggiore non pensi che questo sia un progetto della Curia generale e lo disattenda.

      Sebbene il progetto dipenda dai Superiori maggiori della Circoscrizione territoriale, la Curia generale (soprattutto attraverso i suoi Segretariati) offre supporto su temi specifici quali: la corretta formazione della fraternità, la qualità dell'offerta formativa e la continuità della collaborazione.           

 


10. Il progetto fraterno di ogni Fraternità e il progetto di formazione missionaria

I frati che formeranno queste fraternità si dedicheranno nell'anno 2022 a vivere intensamente la nostra vita cappuccina, cercando di consolidare la vita fraterna, la minorità e la vita di preghiera. Certamente questo stile di vita richiede cambio di mentalità, riformulare opzioni, rivedere priorità, ma proprio per questo è un «ideale di vita», cioè qualcosa che ci stimola, ci muove e ci spinge. Durante questo periodo, i nuovi conosceranno anche i servizi apostolici che si stanno svolgendo attualmente, cercando di avvicinarsi alle persone, ai gruppi apostolici e alle comunità indigene con apertura e rispetto. Questo non è il momento di fare cambiamenti o modifiche, ma di conoscere, discutere e capire cosa si sta facendo, e conoscere le persone del luogo, la loro cultura, la loro fede.

Inoltre, in questo primo anno i frati elaboreranno insieme ai Segretariati generali un corso di formazione missionaria per tutti i postnovizi delle Americhe e anche per altri frati di ogni parte del mondo che vogliano trascorrere del tempo di formazione missionaria permanente carismatica e da svolgere ad experimentum nell'anno 2023.

A partire dal secondo anno, i frati inizieranno a sviluppare un nuovo progetto pastorale missionario che si adatti al nostro stile di vita cappuccino e alle fraternità internazionali “San Lorenzo da Brindisi”. Per questo, saranno presi in considerazione:

      Le indicazioni di Papa Francesco nell'esortazione “Querida Amazonia”.

      Le indicazioni della Conferenza Ecclesiale Amazzonica;

      Le indicazioni dei vescovi del luogo, secondo il piano pastorale diocesano.

      Conoscere le indicazioni della Rete Ecclesiale Panamazonica (REPAM) e scoprire quale contributo specifico possiamo dare a questo importantissimo progetto.

      Essere in grado di partecipare alle iniziative intercongregazionali promosse sul territorio.

Innanzitutto vogliamo vivere intensamente la nostra vita cappuccina, e speriamo che i formandi e i fratelli che sperimenteranno queste fraternità, non solo crescano nel desiderio di missione tra gli indigeni, che sarà molto interessante, ma tornino anche alle loro circoscrizioni rinnovati nella nostra vocazione ordinaria.

 


11.  Fondo di mantenimento

Ordinariamente, la fraternità deve cercare una via di sussistenza con il proprio lavoro, con la collaborazione delle popolazioni locali, e se questo non bastasse con l'aiuto della Circoscrizione .

La manutenzione ordinaria degli immobili, nonché le altre spese o tasse relative al loro possesso, saranno a carico delle Circoscrizioni proprietarie degli immobili.

Le Conferenze Cappuccine d'America creino un fondo per aiutare a mantenere il "Progetto" in ciò che le stesse Fraternità non possono, attraverso la collaborazione di ciascuna delle Circoscrizioni, coinvolgendo i rispettivi Segretariati per l'Evangelizzazione, l'Animazione e la Cooperazione Missionaria.

In caso di straordinaria necessità, il Superiore maggiore della Circoscrizione, o i due Superiori maggiori, possono inviare opportunamente una richiesta di aiuto economico all'Ufficio della Solidarietà Internazionale dell'Ordine.


 

12. Conclusione.

L'Ordine vede nelle fraternità “San Lorenzo da Brindisi” un modo per riscattare i nostri valori, e con loro aiutare a riaccendere la fiamma del nostro carisma.

Le indicazioni contenute in questo progetto di Fraternità internazionali nel cuore dell'Amazzonia non sono davvero altro che ciò che dovrebbe essere vissuto in tutte le Fraternità cappuccine, ma per molte ragioni a volte vengono un po' trascurate. Non sono esigenze pesanti, ma piuttosto il modo di essere cappuccini nel mondo, e i frati che sentono questa vocazione possono realizzarsi profondamente vivendole. Vivere questi valori è sicuramente il nostro miglior cammino verso la felicità dei cappuccini.



Profilo dei frati che faranno parte

delle fraternità internazionali in Amazzonia

 

 Premessa: Sappiamo che il frate ideale non esiste e siamo tutti in costruzione, ma tenendo conto delle caratteristiche proposte a queste fraternità, vogliamo dare alcune indicazioni che possono aiutare prima di tutto i fratelli che desiderano partecipare a questa esperienza affinché possono fare il loro discernimento personale e in seguito anche ai loro Superiori maggiori che, secondo le nostre Costituzioni, sono quelli che dovrebbero generosamente inviare in missione i frati, quando sono ritenuti idonei. “I ministri non rifiutano di inviare frati idonei per la carenza di frati nella provincia, ma riversano tutto il loro pensiero e la loro sollecitudine su Colui che si prende costantemente cura di noi”. (C. 178,3)

 


 

1 – Deve essere un fratello che «per divina ispirazione si sente chiamato a questa opera missionaria» (C.178,1), cioè che ha maturato nella preghiera e nella vita questa divina chiamata.

2 – un fratello appassionato al nostro carisma e che vuole vivere la missione dalla nostra dimensione carismatica. Il desiderio missionario da solo non basta, è necessario che voglia essere missionario cappuccino.

3 - un fratello adatto alla vita di fraternità: capace di ascolto e di dialogo, di amare e servire i fratelli, capace di relazioni interpersonali sane, non conflittuali. Che gli piacciano le dinamiche fraterne: capitoli locali, condivisione fraterna. Una persona positiva e flessibile.

4 – un fratello che ama la minorità. Disponibile a fare servizi fraterni fin dai più semplici; senza troppe pretese per quelle che sono le comodità, o il cibo, o gli oggetti personali, con la capacità di gestire positivamente i limiti logistici del luogo, e che crede che la povertà sia un valore.    

5 – un fratello aperto e sintonizzato con la nostra vita di preghiera, che capisce che è la nostra priorità (C. 45,7), con voglia di crescere nella vita spirituale cappuccina, che non pone resistenze all'Eucaristia quotidiana, alla Liturgia delle ore e alla meditazione, anche se sente di dover migliorare.

6 – un fratello ottimista, generoso nella vita apostolica e disposto a viverla dalla fraternità, che vuole vivere la fraternità come primo apostolato. Capace di donarsi nella missione, ma lasciandosi guidare dalla fraternità e dalla Chiesa; aperto all'inculturazione, capace e disponibile all'apprendimento di altre lingue e con particolare piacere nel servire i più bisognosi; in grado di collaborare in modo creativo con un progetto di missione (pianificare, eseguire e valutare).  

7 – un frate disposto a collaborare nell'accompagnamento e nella formazione dei frati che visitano le fraternità per fare esperienza di fraternità e missione, predicando sia con la testimonianza di vita che con le parole.

8 – un fratello maturo (preferibilmente tra i 35-55 anni), in buona salute fisica ed emotiva. Se avesse avuto un problema di salute non sarebbe qualcosa che mette la fraternità in una situazione difficile; che abbia una stabilità emotiva capace di vivere con gioia le possibili situazioni che possono verificarsi in missione.

9 – un fratello che sappia interagire in modo sano con la propria famiglia e con gli amici esterni, senza creare situazioni di disagio per la fraternità.

10 – un fratello che desideri fare parte di questa esperienza per almeno 6 anni.

Insistiamo sul fatto che non stiamo pensando a un fratello perfetto, ma a un fratello, come la maggior parte dei fratelli, che vive il suo essere cappuccino con gioia, semplicità e disponibilità e vuole crescere e migliorarsi in ogni modo possibile. Ma ci sono alcuni fratelli che dalla loro storia percepiscono chiaramente di non essere indicati a questa esperienza, perché sicuramente soffriranno molto e faranno anche soffrire.












Missionario cappuccino

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